22 maggio 2015
Eh sì...era una giornata come questa 44 anni fa: cielo grigio e freschetto.
Per fortuna si mise a piovere solo al momento della partenza dal ristorante dopo il pranzo: gli sposini in abito da viaggio (Dalia in "completo pantloni"... allora si diceva così. Nel 1971 le donne portavano raramente i pantaloni...in tutti i sensi... oggi invece anche le nonnette preferiscono infilarsi dei comodi jeans), dicevo: gli sposini in abito da viaggio, la 850 FIAT coupe rossa, tutto il parentado a salutarli festosi e la mamma della sposa che esortava commossa: "Me racomando Socrate...va pian co quea tosa!" (traduzione dal veneto: "Mi raccomando Socrate, va piano con quella ragazza!") e mentre lei si riferiva al viaggio in auto che stavano per compiere, tutti pensarono a ben altre cautele da parte del baldanzoso novello marito ...
Nonostante la celebrazione del matrimonio da parte di un certo Don Francesco che qualche tempo dopo fuggì con la cassiera del cinema dell'oratorio per una travolgente storia d'amore ... ( per Wanda e Dante, 40 anni dopo è successa la stessa cosa a proposito del prete che li aveva sposati...) il matrimonio di Socrate con Dalia resiste (se pensiamo poi che si conoscono da 60 anni, è quasi allucinante).
Si sa, la vita di coppia è un viaggio per mete sconosciute e lungo il tragitto puoi trovare vallate soleggiate, facili sentieri, fiori e sorgenti, ma puoi anche imbatterti in gole buie, tortuosi percorsi, precipizi e vette altissime. Importante è tenersi per mano e se uno cade, aiutarlo a rialzarsi.
amen.
Ridere fa bene al cuore... Il mio intento, con le "Cronache di Dalia" è quello di fare almeno...sorridere.
venerdì 22 maggio 2015
martedì 9 luglio 2013
SECONDA PARTE FESTA COUNTRY CAREZZANO
Mentre Dalia e Socrate si scarrozzavano la piccola Gioia, iniziavano i giochi campestri:

La giornata calda ha contrinuito a mantenere rovente le griglie che hanno abbrustolito pannocchie, salamelle, braciole insieme agli attributi di chi grigliava...
visti con le mani legate dietro la schiena a rinfrescarsi la faccia in una bella fetta d'anguria.
domenica 7 luglio 2013
FESTA COUNTRY 2013
6 luglio 2013
Quest'anno, ragazzi, è andata bene: non è piovuto e nemmeno grandinato...
Dalia ha scattato un po' di foto tra un lancio del pollo
(nuovo gioco) e gincane tra tavoli, tavolini, siepi e staccionate con la pupa nel carro...sì perché la piccola ama viaggiare su terreni accidentati (forse sarà un'amante del fuoristrada come il suo papà?) e per l'occasione la carrozzina è stata trasformata in carro dei pionieri...
Quest'anno, ragazzi, è andata bene: non è piovuto e nemmeno grandinato...
Dalia ha scattato un po' di foto tra un lancio del pollo
(nuovo gioco) e gincane tra tavoli, tavolini, siepi e staccionate con la pupa nel carro...sì perché la piccola ama viaggiare su terreni accidentati (forse sarà un'amante del fuoristrada come il suo papà?) e per l'occasione la carrozzina è stata trasformata in carro dei pionieri...
I soliti nostalgigi si son ficcati in testa un cappello da vachero
Dalia quast'anno s'è vestita da "Balla coi lupi" perché sapeva già in partenza che la controfigura del famososo protagonista di ombre rosse (alias Socrate) non si sarebbe lanciato nella mischia a danzare balli country...
E così, dopo uno scivolosissimo gioco del tiro alla fune (questa volta nella polvere ci è andato anche Sergione l'Africano...)
gli addetti si sono dedicati alla grigliatura...(poiché era andata bene per il tempo...qualcosa doveva
andare storto...le braciole erano coriacee...bene per Dalia che aveva chiesto i formaggi del loco e Socrate il panino con salsiccia). Potrei dilungarmi ancora, ma sono curiosa di vedere se riesco a pubblicare su Facebook che da un po' mi fa venire il "mal della pecola" (questo è un male che solo i milanesi purosangue conoscono)...
domenica 2 giugno 2013
2 giugno 2013
Festa della Rebupplica...ma per me è soprattutto il compleanno di mia sorella.
Nel 2003, quando Luisa ed io iniziammo a scrive "Passa passa Garibaldi" (almanacco quasi comico per tutte le stagioni...e per tutti i gusti) per il mese di giugno mia sorella inserì l'aneddoto
che trascrivo e che mi torna alla mente ogni volta che si parla di festa della repubblica.
Leggendo, si sussguono molte sensazioni e meditazioni su quei tempi lontani e su questi tempi
che stiamo vivendo.
Festa della Rebupplica...ma per me è soprattutto il compleanno di mia sorella.
Nel 2003, quando Luisa ed io iniziammo a scrive "Passa passa Garibaldi" (almanacco quasi comico per tutte le stagioni...e per tutti i gusti) per il mese di giugno mia sorella inserì l'aneddoto
che trascrivo e che mi torna alla mente ogni volta che si parla di festa della repubblica.
Leggendo, si sussguono molte sensazioni e meditazioni su quei tempi lontani e su questi tempi
che stiamo vivendo.
2 giugno 1946
Compivo 5 anni; ogni mio compleanno era stato salutato con gioia e festeggiamenti, nonostante la guerra, i bombardamenti, le corse in rifugio, il sibilo lacerante delle sirene:
non era mai mancata una torta casalinga, un regalino, l’invito dell’amico coetaneo, vicino di casa. Ma quella volta mi sembrava tutto diverso: era già mezzogiorno e ancora nessun segno di festa. La mamma da alcuni giorni era triste e aveva cercato di farmi capire che non avrei ricevuto il dono che desideravo; papà era sempre preoccupato e non mi salutava più, al mattino, con il suo solito sorriso e con una pennellata di schiuda da barba sul naso. Lo avevo capito anch’io, nonostante la mia giovane età: era un brutto periodo. Papà non aveva più un lavoro. La fabbrica di porcellane dove il suo abile pennello aveva creato ornati, complesse volute barocche su vasi panciuti, delicati paesaggi cinesi, fiori e foglie dai colori evanescenti, era stata bombardata e distrutta durante la guerra ed ora, nell’impellenza della ricostruzione, si dava precedenza alla primaria necessità: l’arte poteva aspettare.
Ma quel 2 giugno del ’46 era un giorno diverso e speciale per un altro motivo: da tempo ne sentivo parlare e, anche se non mi era tutto chiaro, avevo capito che gli Italiani “volevano mandare via il re”.
Mio padre e mia madre, i vicini, gli amici e i parenti che frequentavano la nostra casa ne discutevano…non tutti la pensavano allo stesso modo e le parole monarchia, democrazia, popolo, re venivano spesso ripetute, infiammavano gli animi, accaloravano le discussioni. Nel mio angolo dei giochi le ascoltavo, le assorbivo e riflettevo a modo mio. Ma perché, mi chiedevo, vogliono cacciare il re? Nelle fiabe che la mamma mi narrava ogni sera, prima di addormentarmi, c’era sempre un re; era buono, a volte un po’ infelice ed aveva un figlio o una figlia bellissimi…vestivano sete e velluti, indossavano corone e diademi e, per le loro feste di compleanno, organizzavano sontuosi banchetti e balli mascherati. Non erano poveri, non avevano bisogno di trovarsi un lavoro e, se erano in difficoltà, c’era sempre una fata buona e generosa che li aiutava. Io avrei voluto essere la figlia di un re.
Venne la sera. La mamma aveva preparato la cena ed era riuscita, nonostante le ristrettezze a organizzare una festicciola in mio onore. Mio padre tornò con l’aria stanca: aveva girato inutilmente anche quel giorno alla ricerca di un posto di lavoro. Tornava a mani vuote. Io, nella mia innocenza, gli andai incontro col volto sorridente e speranzoso: lui mi fece una carezza e mi guardò tristemente poi, ad un tratto, sembrò ricordarsi di qualcosa: aprì la cartella che conteneva i sui disegni, i campioni dei suoi lavori preziosi e ne estrasse due bandierine tricolori. Me le sventolò davanti agli occhi, mi abbracciò e mi disse: “Buon compleanno Luisa! Sei una bambina fortunata: oggi è nata anche la Repubblica! In questo giorno si farà sempre festa!”
Io ricevetti quelle due bandierine come un dono prezioso, ma gli chiesi che cosa fosse la Repubblica: “E’ quando comanda il popolo” mi rispose lui in modo sbrigativo forse pensando che, data la mia età, non avrei potuto capire spiegazioni più complesse. Ma io, bambina solitaria, spesso meditavo nel mio angolo e, nel mio immaginario, organizzai strani ragionamenti.
Repubblica…anche qui c’è la parola RE…forse il papà aveva sbagliato, doveva dire Repubblico, il pubblico era Re…e il pubblico era tutta la gente, la gente che va per le strade, che si diverte agli spettacoli, che si riunisce nella piazza del Duomo e applaude alla Madonnina che torna a brillare sotto il sole di Milano…e la gente era il popolo, come aveva detto il mio papà.
Il popolo era re…ma allora anche il mio papà era un re e io una principessa, come tutte le bambine d’Italia! Forse una fata buona avrebbe aiutato anche noi e presto il papà avrebbe trovato un nuovo lavoro.
Repubblica: Res publica! Cosa pubblica, cosa di tutti! Più avanti, studiando il latino, studiando la storia degli antichi Greci e Romani, emozionandomi alle gesta degli eroi repubblicani del risorgimento, avrei compreso il vero significato etimologico della parola, ma solo più tardi, quando lessi e meditai, preparandomi ad un concorso, il testo della Costituzione Italiana, compresi come, con la mia mente da bambina e con le mie elucubrazioni infantili, non fossi andata poi così lontano dal vero:
“L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro…
La sovranità appartiene al popolo…”
Popolo sovrano, dunque! Popolo re! Un re che deve avere un lavoro!
Ecco, carissima Daniela, mi piace che tu conosca quest’episodio…che anche tu “veda” nostro padre, che a noi si mostrava sempre sereno e ottimista, come lo ricordo io, con quel velo di tristezza negli occhi, perché non poteva darmi tutto quello che il suo affetto avrebbe voluto.
Luisa
domenica 21 aprile 2013
giovedì 4 aprile 2013
Marzo 2013
Le distrazioni di Dalia in cucina
Dunque...oggi potrei sfruttare quell'avanzo di risotto alla zucca e fare delle crocchette...sì.
Ecco il riso, un bel po' di grana gattuggiato, una manciata di prezzemolo tritato, uno spicchietto d'aglio schiacciato, l'uovo...suona il telefono:
la cognata. Venti minuti di conversazione.
Una grattata di pane secco...mescolo il tutto e via con le crocchette.
Mi conviene friggerle già, poi devo andare a fare la spesa e viene tardi...
Olio bollente e vai.
Cacchio! L'uovo! Già, è suonato il telefono proprio quando dovevo aggiungere l'uovo e alla fine non l'ho messo...ecco che si sfaldano tutte, si squagliano, si rompono...e ma io non butto via tutto...e no! Le scolo dall'olio, le metto in una terrina, aggiungo l'uovo dimenticato ben sbattuto e metto il tutto in una pirofila...accendo il forno ed ecco un bel tortino.
Lo assaggia, può andare...pensa di poterlo presentare al marito, l'apparenza è quella di una frittata ben dorata...
Ore 12.30: primo (per fortuna Dalia ha preparato la pasta e fagioli a regola d'arte).
secondo:...tortino misterioso.
"Che cos'è quella roba lì?!" domanda Socrate che si ostina a non mettere gli occhiali quando mangia e a Dalia questo atteggiamento di diffidenza sulle sue attività culinarie... dà molto fastidio al che improvvisa:
"I rosti."
"Davvero? hai fatto i rosti?" (Socrate ama molto questo piatto che però Dalia non fa mai)
"Sì...assaggia...non sono male..."
Socrate ne taglia una porzione e assapora: "Ma...non si sente il sapore della papata fritta..."
"Io li trovo buoni..."
"Non sono proprio come i rosti che faceva la mia mamma..."
"Ci credo...è riso! Di papate non c'è l'ombra...però l'aspetto è quasi quello...vero?"
Socrate ingurgita in silenzio...meno male che aveva fatto il bis di pasta e fagioli...
(A parte tutto, il tortino non era niente male).
Le distrazioni di Dalia in cucina
Dunque...oggi potrei sfruttare quell'avanzo di risotto alla zucca e fare delle crocchette...sì.
Ecco il riso, un bel po' di grana gattuggiato, una manciata di prezzemolo tritato, uno spicchietto d'aglio schiacciato, l'uovo...suona il telefono:
la cognata. Venti minuti di conversazione.
Una grattata di pane secco...mescolo il tutto e via con le crocchette.
Mi conviene friggerle già, poi devo andare a fare la spesa e viene tardi...
Olio bollente e vai.
Cacchio! L'uovo! Già, è suonato il telefono proprio quando dovevo aggiungere l'uovo e alla fine non l'ho messo...ecco che si sfaldano tutte, si squagliano, si rompono...e ma io non butto via tutto...e no! Le scolo dall'olio, le metto in una terrina, aggiungo l'uovo dimenticato ben sbattuto e metto il tutto in una pirofila...accendo il forno ed ecco un bel tortino.
Lo assaggia, può andare...pensa di poterlo presentare al marito, l'apparenza è quella di una frittata ben dorata...
Ore 12.30: primo (per fortuna Dalia ha preparato la pasta e fagioli a regola d'arte).
secondo:...tortino misterioso.
"Che cos'è quella roba lì?!" domanda Socrate che si ostina a non mettere gli occhiali quando mangia e a Dalia questo atteggiamento di diffidenza sulle sue attività culinarie... dà molto fastidio al che improvvisa:
"I rosti."
"Davvero? hai fatto i rosti?" (Socrate ama molto questo piatto che però Dalia non fa mai)
"Sì...assaggia...non sono male..."
Socrate ne taglia una porzione e assapora: "Ma...non si sente il sapore della papata fritta..."
"Io li trovo buoni..."
"Non sono proprio come i rosti che faceva la mia mamma..."
"Ci credo...è riso! Di papate non c'è l'ombra...però l'aspetto è quasi quello...vero?"
Socrate ingurgita in silenzio...meno male che aveva fatto il bis di pasta e fagioli...
(A parte tutto, il tortino non era niente male).
venerdì 22 febbraio 2013
Care amiche di Dalia, anche gatti, cani e company ci possono far meditare:
L’altra mattina tutto d’un tratto
mi trovo in casa il micio con un ratto:
stretto tra le fauci lo teneva
e come un gran trofeo me lo porgeva,
ma poi ogni tanto anche lo mollava
per giocar con lui oppure lo sfidava.
Il topo, grassoccio e a pelo grigio scuro
cercava di fuggire su pel muro:
io spero così che da casa se ne vada
e spalanco la finestra sulla strada.
Ma niente, cade per terra il povero topino
e lo riprende il gatto repentino.
Corre il felino con la bestiolina
mentre lo inseguo con scopa di saggina,
si rintana perciò nell’angolo più angusto
e si rimette a giocare assai di gusto:
lo stuzzica, lo spinge con zampetta
finché l’infelice fugge in cameretta.
In quella giunge il cane
preso da gran rumore
che come segugio segue impavido l’odore.
E mentre il gatto cerca il topo sotto il letto,
il cane afferra il ratto stretto stretto
esce di casa e se ne va in giardino
chi sa che fine ha fatto il topolino!
Ora mi viene qui da meditare:
se tra le mani ti trovi un’occasione…
non indugiare: vai alla conclusione!
venerdì 8 febbraio 2013
Coriandoli di ricordi
Alle cinque è già in piedi...Dalia, nonostante le cautele, ha svegliato il marito che mugugna:
"Ma è notte..."
Si veste velocemente e decide di preparare i tortelli per sabato grasso.
Uovo, zucchero, latte...la mente intanto vaga a ritroso inciampando nel costume di Minny,
trascinandosi dietro un gonnellino da hawaiana e due ali di farfalla...
Sbatte il tutto aggiungendo la farina e un sacchetto di coriandoli...quanti coriandoli...(ti ricordi Ortensia? Quell'anno li hai trovati fino a Pasqua)...incorpora il lievito infilando quei piedi di gomma da uomo delle caverne...e poi l'uvetta passa duellando con Zorro e D'Artagnan...versa un bicchierino di rum mentre dame e cavalieri ballano un minuetto.
Accende il gas sotto la pentola con abbondante olio e inganna l'attesa rivivendo l'ultimo carnevale
con il Doge e consorte nei loro sfarzosi costumi mentre un famelico lupo rincorre l'Uccello Padulo...l'olio è al punto giusto e Dalia inizia a far scivolare cucchiaini di crema che vengono a galla insieme a balli, giochi e risate...
Eccoli i suoi tortelli, un po' alla volta ne ha fritti un bel piatto e non aspetta siano freddi, ne assaggia subito uno intingendolo nel miele...e in quel barattolo di ricordi: "Ottimo!"
Alle cinque è già in piedi...Dalia, nonostante le cautele, ha svegliato il marito che mugugna:
"Ma è notte..."
Si veste velocemente e decide di preparare i tortelli per sabato grasso.
Uovo, zucchero, latte...la mente intanto vaga a ritroso inciampando nel costume di Minny,
trascinandosi dietro un gonnellino da hawaiana e due ali di farfalla...
Sbatte il tutto aggiungendo la farina e un sacchetto di coriandoli...quanti coriandoli...(ti ricordi Ortensia? Quell'anno li hai trovati fino a Pasqua)...incorpora il lievito infilando quei piedi di gomma da uomo delle caverne...e poi l'uvetta passa duellando con Zorro e D'Artagnan...versa un bicchierino di rum mentre dame e cavalieri ballano un minuetto.
Accende il gas sotto la pentola con abbondante olio e inganna l'attesa rivivendo l'ultimo carnevale
con il Doge e consorte nei loro sfarzosi costumi mentre un famelico lupo rincorre l'Uccello Padulo...l'olio è al punto giusto e Dalia inizia a far scivolare cucchiaini di crema che vengono a galla insieme a balli, giochi e risate...
Eccoli i suoi tortelli, un po' alla volta ne ha fritti un bel piatto e non aspetta siano freddi, ne assaggia subito uno intingendolo nel miele...e in quel barattolo di ricordi: "Ottimo!"
sabato 5 gennaio 2013
...All'Epifania, il regalo più bello che ci sia...
Dalia si guarda allo specchio e pensa che con quattro stracci e un fazzoletto in testa potrebbe vestirsi
da Befana e fare concorrenza a quella vera che proprio questa notte sorvolerà paesi e città.
Ma Dalia mettendosi a scrivere s'è accorta di aver dimenticato di dare un annuncio che aveva fissato per la notte di Natale...un annuncio importante, ufficiale (anche se ormai è noto a tutti).
Però, pensa che tutto sommato, i Re Magi portano i doni all'Epifania...e quindi il dono più bello che Dalia ha ricevuto da Wanda e Dante lo condivide con voi questa notte.
Una nipotina.
Quanta tenerezza sprigiona questa parola...ni po ti na. Dalia la scrive lentamente, quasi avesse paura di svegliarla.
Sarà ancora capace Dalia di tenerla tra le braccia?
Saprà inventare favole per lei?
Si ricorderà della ninna nanna che cantava ai suoi bambini?
C'è ancora tempo...la cicogna arriverà in Aprile e Dalia avrà tutto il tempo per prepararsi a diventare
nonna.
mercoledì 19 dicembre 2012
Lo so, direte che sono un po' nostalgica...ma chi non lo è in questo periodo?
Forse per questa ragione tanti prendono distacco da questa festa...
Non voglio addentrarmi troppo perché finirei col commuovermi e quindi mi limito
solo a trascrivervi questa dolcissima poesia che nel Natale 2003 mia sorella mi spediva
in risposta alla mia "Mattina di brina":
Appesa a un sottile filo d'argento
m'è giunta l'attesa missiva
e mi ha riversato in grembo
cascate di trine
e merletti di brina,
il fischio solingo d'un merlo,
un tonfo sordo
di neve
e infine, lieve,
da ultimo un dono:
un sopito ricordo...
Natale d'un tempo lontano:
incantato risveglio
nella dimora del nonno.
Fiori di ghiaccio
ai vetri delle finestre
stupiscono gli occhi
ancora offuscati dal sonno.
E dalla stanza accanto,
un canto
in falsetto:
"...e la chiara stella..."
annuncia la festa
più cara, più bella.
Poi fuori,
nell'algido giorno invernale:
i rami neri dei gelsi,
ornati di stille di gelo,
ricamano il grigio del cielo.
Tre passeri arruffati
sul selciato ghiacciato
intenti a cercare il becchime...
e noi, traballanti
nelle nostre scarpe cittadine,
avanziamo tremanti
tenendoci strette
per mano.
Lontano
un flebile coro di voci osannanti,
un filo d'organo
che il vento rabbioso
a tratti disperde...
Ma ecco
aperta la porta del tempio,
il freddo svanisce,
dissolve
e calda ci avvolge
la luce radiosa dei ceri,
la voce festosa dei cori,
il suono possente
dell'organo antico...
e noi c'inoltriamo
estasiate
dappresso al presepe
Forse per questa ragione tanti prendono distacco da questa festa...
Non voglio addentrarmi troppo perché finirei col commuovermi e quindi mi limito
solo a trascrivervi questa dolcissima poesia che nel Natale 2003 mia sorella mi spediva
in risposta alla mia "Mattina di brina":
Appesa a un sottile filo d'argento
m'è giunta l'attesa missiva
e mi ha riversato in grembo
cascate di trine
e merletti di brina,
il fischio solingo d'un merlo,
un tonfo sordo
di neve
e infine, lieve,
da ultimo un dono:
un sopito ricordo...
Natale d'un tempo lontano:
incantato risveglio
nella dimora del nonno.
Fiori di ghiaccio
ai vetri delle finestre
stupiscono gli occhi
ancora offuscati dal sonno.
E dalla stanza accanto,
un canto
in falsetto:
"...e la chiara stella..."
annuncia la festa
più cara, più bella.
Poi fuori,
nell'algido giorno invernale:
i rami neri dei gelsi,
ornati di stille di gelo,
ricamano il grigio del cielo.
Tre passeri arruffati
sul selciato ghiacciato
intenti a cercare il becchime...
e noi, traballanti
nelle nostre scarpe cittadine,
avanziamo tremanti
tenendoci strette
per mano.
Lontano
un flebile coro di voci osannanti,
un filo d'organo
che il vento rabbioso
a tratti disperde...
Ma ecco
aperta la porta del tempio,
il freddo svanisce,
dissolve
e calda ci avvolge
la luce radiosa dei ceri,
la voce festosa dei cori,
il suono possente
dell'organo antico...
e noi c'inoltriamo
estasiate
dappresso al presepe
con le statuine di gesso,
con gli angeli in volo,
col bue, l'asinello...
già certe nel cuore
che mai lo potremo scordare
Natale più freddo
e più bello.
Questo Natale m'ha portato un dolcissimo dono che tengo stretto ed ho quasi paura a svelare.
Ve ne farò partecipi la Notte Santa.
lunedì 17 dicembre 2012
Dalia scrive a Ortensia
Carissima Ortensia,
cugina erediatata, quasi gemella...mi hai detto che ti prenderai qualche giorno di vacanza per Natale e mi piacerebbe tanto, salvo tormente, bufere e via dicendo, fare quattro passi con te e chiacchierare
un po'.
Nei giorni scorsi, mentre toglievo ragnatele e appendevo pigne a nastrini rossi, mentre pulivo vetri e legavo le mie gocce di vecchi lampadari a fili azzurri...pensavo al Natale di quando ero bambina e poiché tu mi vieni a ruota (ci separano un anno e un giorno), immagino che i miei ricordi siano simili ai tuoi.
Tanto per cominciare, io scrivevo la mia letterina di Natale a Gesù Bambino: a Milano, negli anni 50
il buon Babbo Natale non era ancora arrivato nei cieli italiani.
E pensa un po', mi ricordo persino una canzoncina che faceva più o meno così; "Ti prometto d'esser buona, alla scuola diligente, sempre docile e ubbidiente, con la mamma e col papà..." (adesso mi sfugge se questa poesiola era per Gesù Bambino o per la Befana...ma poco importa, solo che non ti sembra ci siano parole che oggi come oggi non vengano quasi più pronunciate? Diligente...docile...).
E l'albero? Nei miei ricordi di bambina, c'è un albero in particolare: altissimo, dal mio punto di vista,
scintillante di fragilissimi gingilli, tutti applicati con pinzette ai rami dell'abete illuminato da tante candeline di cera, accese una ad una dal mio papà...(adesso ci prenderebbero per pazzi incendiari se facessimo una cosa del genere? Ma vuoi mettere il fascino delle fiammelle che tremavano specchiandosi nei papagallini variopinti, nelle sfere di vetro soffiato...vuoi mettere quel profumo d'abete che restava nelle nostre case miscelato all'aroma del mandarino?)
E il presepe? Anche per il presepe ne ho uno in particolare che tengo gelosamente fra i miei ricordi:
quell'anno il mio papà volle stupirci: costruì un presepio che vennero a vedere tutti gli amici e vicini di casa. Aveva disegnato e dipinto uno sfondo adatto all'epoca, il paesaggio si espandeva per
un metro e mezzo di altezza con rocce, ruscelli, casupole. Sfruttando un vecchio giradischi, aveva creato una sorta di passerella di pastori e pecorelle che lentamente sfilavano apparendo e sparendo dal buio di una grotta...e mi ricordo che quell'anno, a mezzanotte, tutti riuniti davanti al presepe, nella penombra sfumata da luci rossastre e azzurrine, cantammo "Stille nacht..." accompagnati dall'armonica che mio padre sapeva suonare.Sarà che i ricordi sono sempre velati da un po' di nostalgia, sarà perché quando si è bambini tutto ci appare magico, sarà...ma ora mi sembra tutto finto, e vorrei invece dare un tocco di magia anche al mio presepe striminzito che ho fatto anche quest'anno, tutti gli anni sempre più piccolo...
Cara Ortensia, quasi gemella...per età e per avvenimenti della vita che ci legano fatalmente, in questa mattina grigissima, ti mando questa "letterina" augurandoti un Natale dolce come un marron glacé (so che ti piacciono tanto) e sereno come un profondo cielo azzurro.
Affettuosamente,
Dalia
domenica 11 novembre 2012
I ricordi che fanno bene
11 novembre 2012
Ci sono giorni come questo in cui ti senti proprio in novembre... quel novembre che, per la ricorrenza dei Morti…è un mese vestito di grigio. (Ma ci saranno ancora giornate limpide e con cieli così azzurri da volercisi tuffare...).
Oggi piove, il cielo è di quel bianco sporco insignificante. Se ti avventuri per sentieri, gli stivali affondano nel fango e anche se ti ripari sotto l’ombrello, l’aria umida ti bagna il viso.
Quando arrivi a una certa età…ogni mese ti ricorda la perdita di qualcuno…oh, Santo Dio…meno male che questo dovrebbe essere un blog che fa sorridere…starete pensando, lo so, ma mica si può
ridere sempre…ogni tanto ci si lascia avvolgere dalla malinconia e ce ne stiamo così, con le nostre tristezze, i nostri rimpianti e ci crogioliamo magari con una musica struggente di sottofondo.
Era novembre quando se ne volò via mia madre.
E per quanto siano passati già cinque anni sento ancora la sua lacrima che bagna la mia guancia abbracciandola per l’ultima volta.
…Ma chi se ne va per sempre ci lascia tutta la sua vita in ricordo e io ho la fortuna di rammentare
mille aneddoti riguardanti mia madre che mi fanno sorridere se non addirittura ridere a crepapelle.
Oggi, vi trascrivo una sua massima (dal 1994 al 2007 la mia mamma tenne una sorta di diario che conservo gelosamente):
NON DATE ANNI ALLA VITA, MA VITA AGLI ANNI
(Con questa frase si riferiva agli anni di vita in più che la medicina dà ai vecchi…ma sono anni che i vecchi non possono vivere nel vero senso della parola).
martedì 30 ottobre 2012
Parliamo ancora di zucche!
Per chi non avesse mai letto il seguito di "Le pere della Buona Luisa"...ovvero "Passa Passa Garibaldi", oggi ha il privilegio di apprendere segreti culinari che competono tranquillamente con tutte le rubriche che la TV ci sforna...
E a proposito di forno eccovi esperimenti di Dalia (investe qui di Daniela che vi racconta...)
Care amiche,
oggi vi proporrò una ricetta breve, anzi più ricette brevi, perché con un solo elemento base potrete sbizzarrirvi in esperimenti diversi, tutti divertentissimi e, soprattutto, poco calorici.
Leggete attentamente le istruzioni se desiderate raggiungere il mio risultato. Buon divertimento.
GNOCCHI DI ZUCCA E DERIVATI
Avete zucche in quantità perché ve le hanno regalate o le avete coltivate voi stesse nel vostro orticello?
Volete realizzare un piatto speciale?
Lessate un quarto di una bella zucca e 3, 4 patate.
Passate il tutto, aggiungete 1 uovo, sale, cannella.
Formate una crema densa.
Se poi vostro marito vi chiede cosa stiate cucinando e vi dichiara che lui preferisce i "bigoli al pomodoro",
Ma non disperate! Scolate tutti i vostri gnocchi mollicci, ungete una teglia e buttatevi l'impasto, livellatelo e infornatelo per un buon trequarti d'ora. (Nel frattempo rimediate con un antipasto di affettati al posto del primo piatto).
Il risultato, all'occhio, sarà quello di una torta tipo castagnaccio color zucca...non molto invitante.
Se non avete il coraggio di proporla ai vostri cari, mangiatevela voi...a fettine fredde, di nascosto come merenda e non la troverete poi così straziante come pensavate...ma dopo averne mangiato quasi la metà, buttatela pure ai piccioni che svolazzano sul balconico...loro la troveranno ottima!
Dal Ricettario dei Grandi Esperimenti
E a proposito di forno eccovi esperimenti di Dalia (investe qui di Daniela che vi racconta...)
Care amiche,
oggi vi proporrò una ricetta breve, anzi più ricette brevi, perché con un solo elemento base potrete sbizzarrirvi in esperimenti diversi, tutti divertentissimi e, soprattutto, poco calorici.
Leggete attentamente le istruzioni se desiderate raggiungere il mio risultato. Buon divertimento.
GNOCCHI DI ZUCCA E DERIVATI
Avete zucche in quantità perché ve le hanno regalate o le avete coltivate voi stesse nel vostro orticello?
Volete realizzare un piatto speciale?
Lessate un quarto di una bella zucca e 3, 4 patate.
Passate il tutto, aggiungete 1 uovo, sale, cannella.
Formate una crema densa.
Se poi vostro marito vi chiede cosa stiate cucinando e vi dichiara che lui preferisce i "bigoli al pomodoro",
L'indomani, verso l'ora di pranzo, riprendete la palla e, come vi avevano insegnato, portate a bollore dell'acqua salata.
Buttate cucchiaini d'impasto e lasciateli venire a galla...
Se vi venisse la tentazione di assaggiarne uno salito in superficie e ne sentiste la consistenza del tipo "pappetta"...sappiate che avete sbagliato qualcosa, avete dimenticato la farina...Ma non disperate! Scolate tutti i vostri gnocchi mollicci, ungete una teglia e buttatevi l'impasto, livellatelo e infornatelo per un buon trequarti d'ora. (Nel frattempo rimediate con un antipasto di affettati al posto del primo piatto).
Il risultato, all'occhio, sarà quello di una torta tipo castagnaccio color zucca...non molto invitante.
Se non avete il coraggio di proporla ai vostri cari, mangiatevela voi...a fettine fredde, di nascosto come merenda e non la troverete poi così straziante come pensavate...ma dopo averne mangiato quasi la metà, buttatela pure ai piccioni che svolazzano sul balconico...loro la troveranno ottima!
Dal Ricettario dei Grandi Esperimenti
venerdì 26 ottobre 2012
In previsione del compleanno di Pasquina ecco una lettera che la zia Dalia spedirà alla nipote:
Carissama nipotina...
sì, certo, ne fai 39 come Dante, ma per me (questo mi ricordo lo diceva anche la mia mamma) siete sempre bambini.
Il 31 ottobre è alle porte e sai, trentanove anni fa la festa di halloween era solo una "diavoleria" che conoscevamo dai films statunitensi (c'è però ancora gente, come mi ha raccontato tua sorella Clorinda, che non sa cosa sia e domanda in dialetto vassenese: "ma se pou savè se l'è 'sta festa dell' aulin...?")
Il giorno del tuo compleanno, come ben sai, per anni fu immortalato per quell'episodio che avvenne il giorno dopo la tua nascita, il primo di novembre, quando abitavate ancora nella metropoli in Via Tito Livio.
Eri nata nelle prime ore del 31 alla clinica Mangiagalli e la mattina stessa ero passata a trovare la tua mamma e te prima di andare al lavoro (in quel periodo ero negli uffici di C.so di Posta Romana, due passi dall'ospedale). All'epoca non si speva il sesso del nascituro fino al momento della nascita e tu eri la seconda femmina...un po' di delusione (stessa delusione che procurai io ai miei genitori), ma eri una bambina sana e bella, cosa c'era da lamentarsi?
L'indomani, festa di Tutti i Santi, la mia mamma invitò tuo padre a pranzare a casa loro. Ricordo che dopo pranzo tuo zio Socrate ed io uscimmo con Dante per fare un giretto ai giardini approfittando della giornata tiepida e incrociammo il tuo papà che se ne tornava a casa dopo aver pranzato dai suoceri. Voltandosi per salutarci e dire due parole, pestò una cacca di cane...alle sue santissime imprecazioni, io buttai là questa tipica frase di consolazione: "Dai, lo sai che porta buono!" e tra una raschiata di suola sul bordo del marciapiede e un arrivederci, ci separammo.
Più tardi venimmo a conoscenza che tuo padre, rientrando a casa, aveva trovato la porta socchiusa e oggetti di valore spariti. Si salvò solo un anello che il tuo papà aveva acquistato in occasione della tua nascita e che aveva nascosto affinché non venisse trovato dalla moglie...
Ricordo che con sorriso sarcastico la tua mamma ricordava quell'episodio dicendo:
e pensare che il 31 ottobre è la festa del Risparmio!
Bando a queste quasi malinconiche righe e buon compleanno! Festeggiate anche la notte delle streghe?
Come vesti i tuoi tre marmocchi? Da fantasmini?
Tu e Fausto? Strega di Benevento e Barbablu?
Fammi sapere.
Io credo che mi limiterò a preparare una torta alla zucca (vedi ricetta delle Pere della Buona Luisa).
Un bacione e ancora AUGURI
zzz
Carissama nipotina...
sì, certo, ne fai 39 come Dante, ma per me (questo mi ricordo lo diceva anche la mia mamma) siete sempre bambini.
Il 31 ottobre è alle porte e sai, trentanove anni fa la festa di halloween era solo una "diavoleria" che conoscevamo dai films statunitensi (c'è però ancora gente, come mi ha raccontato tua sorella Clorinda, che non sa cosa sia e domanda in dialetto vassenese: "ma se pou savè se l'è 'sta festa dell' aulin...?")
Il giorno del tuo compleanno, come ben sai, per anni fu immortalato per quell'episodio che avvenne il giorno dopo la tua nascita, il primo di novembre, quando abitavate ancora nella metropoli in Via Tito Livio.
Eri nata nelle prime ore del 31 alla clinica Mangiagalli e la mattina stessa ero passata a trovare la tua mamma e te prima di andare al lavoro (in quel periodo ero negli uffici di C.so di Posta Romana, due passi dall'ospedale). All'epoca non si speva il sesso del nascituro fino al momento della nascita e tu eri la seconda femmina...un po' di delusione (stessa delusione che procurai io ai miei genitori), ma eri una bambina sana e bella, cosa c'era da lamentarsi?
L'indomani, festa di Tutti i Santi, la mia mamma invitò tuo padre a pranzare a casa loro. Ricordo che dopo pranzo tuo zio Socrate ed io uscimmo con Dante per fare un giretto ai giardini approfittando della giornata tiepida e incrociammo il tuo papà che se ne tornava a casa dopo aver pranzato dai suoceri. Voltandosi per salutarci e dire due parole, pestò una cacca di cane...alle sue santissime imprecazioni, io buttai là questa tipica frase di consolazione: "Dai, lo sai che porta buono!" e tra una raschiata di suola sul bordo del marciapiede e un arrivederci, ci separammo.
Più tardi venimmo a conoscenza che tuo padre, rientrando a casa, aveva trovato la porta socchiusa e oggetti di valore spariti. Si salvò solo un anello che il tuo papà aveva acquistato in occasione della tua nascita e che aveva nascosto affinché non venisse trovato dalla moglie...
Ricordo che con sorriso sarcastico la tua mamma ricordava quell'episodio dicendo:
e pensare che il 31 ottobre è la festa del Risparmio!
Bando a queste quasi malinconiche righe e buon compleanno! Festeggiate anche la notte delle streghe?
Come vesti i tuoi tre marmocchi? Da fantasmini?
Tu e Fausto? Strega di Benevento e Barbablu?
Fammi sapere.
Io credo che mi limiterò a preparare una torta alla zucca (vedi ricetta delle Pere della Buona Luisa).
Un bacione e ancora AUGURI
zzz
mercoledì 17 ottobre 2012
Amiche care,
punta di ironia.
Ve ne trascrivo una del 17 maggio 2002 scritta da Dalia alla sorella.
Amarcor
la vita
è tutta un mistero.
La scelta è spesso spinosa,
come del resto la rosa...
e se sbagli,
dalla padella
ti puoi ritrovar
nella brace...
si sa,
fa meglio chi tace
che dicono grandi sciocchezze
bel bello,
in questa di lacrime valle
a cercare invano la pace,
nel verde, nel cielo
e pur là
ti spaccan le palle
perchè non c'è pace
né in terra
che deve scavare,
che deve insinuarsi
nel cuore
nell'anima pesta
di tutti i miei crucci e pensieri
di tutti i miei giorni più neri
e vedere nel fumo svanire
l'amaro che so deglutire...
initili zucchero e miele:
quell'amaro è peggio del fiele.
ogni tanto Dalia sfoglia le sue vecchie scartoffie e tra una risata e
un po' di malinconia si lascia andare nella lettura di qualche filastrocca demenziale scritta
in giornate senza dubbio più difficili, ma come sempre, sia lei che sua sorella Lillà, con una punta di ironia.
Ve ne trascrivo una del 17 maggio 2002 scritta da Dalia alla sorella.
Sorella,
che vuoi che ti dica...la vita
è tutta un mistero.
Che vale strapparsi i capelli,
che vale cercare risposte?
Il dubbio
è sempre più nero.La scelta è spesso spinosa,
come del resto la rosa...
e se sbagli,
dalla padella
ti puoi ritrovar
nella brace...
si sa,
fa meglio chi tace
e allora com'è che acconsente?
...eh, questi proverbi dei vecchiche dicono grandi sciocchezze
(cacchiate direbbe un pivello)
ed io mi ritrovobel bello,
in questa di lacrime valle
a cercare invano la pace,
nel verde, nel cielo
e pur là
ti spaccan le palle
perchè non c'è pace
né in terra
né in mare,
c'è sempre quel tarloche deve scavare,
che deve insinuarsi
nel cuore
nell'anima pesta
attanaglia...
son stanca di questa battaglia.
Ho voglia di fare un falòdi tutti i miei crucci e pensieri
di tutti i miei giorni più neri
e vedere nel fumo svanire
l'amaro che so deglutire...
initili zucchero e miele:
quell'amaro è peggio del fiele.
sabato 6 ottobre 2012
Occhio non vede...
Ieri Dalia s’è alzata alle 7 con il proposito di fare due o tre cose che rimandava da tempo:
1° togliere le ragnatele
2° lavare i vetri
3° ritoccare con la vernice bianca alcuni punti del muro in cucina.
Dalia intervalla i suoi lavori domestici con accensione PC, colazione, ingurgitare varie pillole, fare una corsa in giardino, contemplare il cielo, scattare qualche foto, imbastire qualcosa per il pranzo etc., il tutto nell'assoluta quiete mentre Socrate passa dal talamo alla sua stanza-studio-ufficio il che vuol dire fino alle 10.30 circa.
Senza andare troppo nei particolari, Dalia ora si trova in cucina: sul gas cuoce
la zucca per fare il risotto e procuratasi pennello e vernice sta dando una mano sul muro lungo il lavello dove le gocciolature d’acqua lasciano nel tempo una brutta striscia grigiastra. Il gatto zampetta qua e là annusando la vernice e Dalia nell’angusto cucinotto ha dei guai a non inciampare tra cane e gatto che si intrufolano ad osservare la padrona. C’è un altro punto critico in cucina tra il soffitto e la parete a nord ovest dove si forma sempre un po’ di muffa. Tirare in ballo la scala adesso però Dalia non ne ha voglia e senza indugiare si ingegna così: prende del nastro adesivo e unisce il manico del pennello al manico della scopa, perfetto! Ora intinge il pennello nella vernice e via
a pennellare il muro…peccato che non s’accorge che le setole della scopa sono avvolte dalle ragnatele che ha tolto dagli infissi delle finestre e mentre passa il pennello con maestria lungo il muro, alcuni sfilacciamenti di ragnatele sorvolano le pentole sul gas…
“Oh cacchio!” borbotta Dalia accorgendosi appena in tempo per evitare l’inconveniente di zucca al ragno...e poi a mezza voce non può fare a meno di dire: se mi vedesse mia madre!
giovedì 27 settembre 2012
...Cucina e buoi dei paesi tuoi
"…Livorno…oh, sì, lì c’è un posticino…non gli dai neanche 5 lire a guardarlo…ma ti preparano un caciucco che è la fine del mondo…
San Benedetto del Tronto…be’ ho mangiato una frittura di pesce in riva al mare da favola…
Roma…Monte Mario…c’è un ristorantino che non bisogna tralasciare se si va da quelle parti…”
Monumenti? Cattedrali? Ville settecentesche? E chi riesce a visitarli se sei in viaggio per lavoro?
Però mangiare devi pur mangiare!
Insomma, se Dalia o chiunque altro nomina una località italiana, Socrate la esalta non per le sue opere d’arte, ma per i piatti tipici lì gustati durante i suoi quarant’anni di lavoro girando per il Bel Paese dal Trentino alla Sicilia …del resto, amici cari…dove si mangia meglio che in Italia?
Perché questo preambolo? Perché Dalia giorni fa ha parlato al telefono con la sua ex collega…sì la sua amica Giovanna che ha sempre delle scenette comiche da raccontarle e questa volta l’argomento è la cucina giapponese.
“…insomma dopo varie insistenze per provare quel ristorante giapponese decantato dai suoi amici, ho deciso di accettare l’incognita. Così l’altra sera partiamo per il Giappone…lo sai che io sono di bocca buona, non sono proprio come lui che critica tutto…e va be’ entriamo e ci sediamo a un tavolo. Diamo un’occhiata al menu e già i prezzi per una cena completa ci lasciano perplessi.
Arriva il cameriere che di giapponese non aveva nemmeno…insomma poteva essere tunisino o egiziano…ma non certo orientale.
Visto che siamo completamente a digiuno di cucina giapponese…ci rimettiamo ai consigli del cameriere chiedendogli gentilmente di portarci un assaggio dei piatti tipici…
Purè di melanzane al pomodoro:
su piatto extra-large ci arriva uno schitto grigio
attraversato da una righetta rossa (il pomodoro)…non ti saprei dire di cosa sapesse, ma soprattutto ci ha colpito la dimensione (più o meno l’unghia del mio pollice…alla faccia dell’assaggio…ma poco male…)
Accanto al piatto ci sono anche le bacchette sigillate...proviamo ad usarle, ma dopo vari tentativi falliti rinunciamo e chiediamo le posate tradizionali.
Sushi e sushimi…a me non piacciono…e qui va a gusti.
Brodo d’alghe in zuppiera…blaaa! Proprio una schifezza schifosa! Per cambiare il sapore, provo la punta di coltello di una salsina bianco-verdastra: ho pianto e tossito per cinque minuti da quanto era piccante…(che sia per queste salse potenti che i giapponesi fanno tutti quei salti e movimenti nella loro tipica lotta?). Rimetto il coperchio alla zuppiera per evitare di inalare l’aroma…
Riso con semini…forse sesamo…niente di che…anche qui cerco di insaporire con altre salsette ma non ottengo risultati soddisfacenti.
Unico piatto che salverei: la Tempura, un fritto leggero di pesce e verdure, credo…spero fossero state verdure…in ogni modo buone”.
“E tuo marito?”
“Ah, lui, forse per non ammettere che era meglio evitare, ha assaggiato tutto…anche quel brodo viscidino…lui che è così difficile…però uscendo dal ristorante ho letto quello che la sua espressione del viso diceva (lui che è d’origini parmensi): Cucina giapponese? Non vorrai mica mettere i tortellini fatti in casa della mia mamma!…che formulato in dialetto emiliano renderebbe ancora di più l’idea!"
giovedì 30 agosto 2012
L’attimo fuggente
Ci sono attimi nella nostra vita che vorremmo non finissero mai…ma così non sarebbero attimi…e il bello dell’attimo è proprio questo…di esserlo. La felicità dura sempre molto poco, proprio un attimo.
Oh, santo cielo forse sto esagerando un po’ parlando di felicità…
Avete presente la pubblicità dove dicono: ”La vita va assaporata lentamente”?
La tavola sotto la tettoia era già apparecchiata, aspettavo che Socrate tornasse dall’orto. M’ero seduta sulla panca, al mio solito posto (da trent’anni è sempre quello, quando nella bella stagione si cena fuori).
Provate a ricordare qualche dipinto di impressionisti in cui la luce del sole gioca tra le foglie di un pergolato e una compagnia allegra fa merenda…
Eccomi: il sole mi dipinge una ciocca di capelli e gli dà riflessi rossi, il vino che verso è rubino e la crema di crescenza che spalmo su una fetta di pane luccica.
Mordo lentamente il boccone e perdo lo sguardo tra le bacche rosse della rosa canina trafitte da scintillanti pennellate.
Da sempre, quando il tramonto è imminente e ci si siede tutti a tavola, se non lo dico lo penso:
questo momento è il più bello di tutta la giornata…(riferendomi alla luce dorata…perché poi il pranzo o la cena sono spesso campo di discussioni e perciò quando si è sfiorati dall’incantesimo …lasciatevi accarezzare).
martedì 28 agosto 2012
La pazienza è femmina
Care amiche,
vi piace andare a fare la spesa col vostro consorte? Diciamo che può essere di aiuto in certe situazioni, ma io decisamente preferisco essere sola...e anche la mia amica Giovanna la pensa
come me (tutto è relativo al tipo di marito che vi siete…scelte, naturalmente).
come me (tutto è relativo al tipo di marito che vi siete…scelte, naturalmente).
Ebbene, l’altro giorno Giovanna voleva andare al mercato del sabato, quello delle bancarelle e il consorte s’è aggregato per una ragione che ora non sto a precisarvi. Fatto sta che, parcheggiata l’auto nei pressi della piazza, iniziano a inoltrarsi tra le banche.
Ma non hanno ancora fatto una decina di metri che comincia la solfa: ”Cosa devi comprare?...Eh, ma che caldo…Perché non ti fermi a questa…guarda i meloni…ma devi comprare solo la frutta o devi cercare qualcos’altro?...prendiamo il pollo allo spiedo? Eh…meno male che siamo in agosto…ma quanta gente c’è? Che casino… ma che caldo…”
Finalmente Giovanna si ferma alla bancarella di Mustafa…”Proprio da questo qui? Non è meglio quella là?”
“Questo è il meno caro…guarda lo dice anche il cartello…Da Mustafa è tutto alla metà…” sussurra con un mezzo sorriso la mia amica all’orecchio del coniuge, e si mette in fila. “Ma non vedi quanta gente? Andiamo là che non c’è nessuno…”
“Sì, guarda che prezzi…”
“Però facciamo prima…il tempo è denaro…”
Giovanna fa finta di non sentire e resta ferma davanti a tre signore che la precedono.
Il marito sbuffa, si asciuga il sudore, controlla il cellulare, sbuffa di nuovo, si fa vento col fazzoletto, cerca di mettersi all'ombra dell'ombrellone, ma una signora col passeggino lo fa spostare e intanto Mustafa molto loquace e col suo accento marocchino, serve le clienti alternando battute sul tempo e sulle notti insonni causa caldo e qui niente di male, per il marito, solo che il venditore cerca di parlare in dialetto milanese creando un alquanto comico modo di esprimersi…comico per tutti, tranne che per il marito di Giovanna che comincia a bofonchiare: “Ma come si permette questo qui di rovinare il nostro bel dialetto…ma lo senti?”
Giovanna, che ormai è al suo turno, tra un ordine e l’altro sibila al marito di abbassare la voce, ma lui, che è un po’ sordo, continua: ” Ma parla come mangi…Mustafà del lela, e muovi le mani, invece di chiacchierare…”
A Giovanna invece fa ridere quella parlata pittoresca e alle battute dell’ambulante risponde divertita anche per deviare le frecciate del marito che sempre più infastidito le sbotta:
“Ma allora, ti muovi? Paga e via…”
Oh Signur, pensa Giovanna, adesso urlo…
E mentre Mustafa per niente offeso mostra i suoi denti in un bel sorriso accompagnato da scintillante sguardo corvino, Giovanna prende la sua borsa e rinuncia a comprare i meloni per tagliare corto.
“Ma ti sentiva…parlavi a voce alta!” Fa la mia amica un po’ seccata al marito
“Be’ se m’ha sentito meglio, come si fa a prendere in giro la gente così?”
“A prendere in giro la gente?...Ma stava facendo delle battute cercando di parlare in milanese…”
“Appunto, come si fa a voler parlare in milanese se non lo sai…ne hai ancora per molto qui?”
“Non volevi il pollo allo spiedo? Ma se preferisci, vai e aspettami in macchina…”
“No, no…dammi la borsa che pesa, prendiamo ‘sto pollo e andiamocene, io sono già stufo..."
Giovanna gli cammina un passo avanti così almeno non vedono reciprocamente l’espressione di insofferenza che ognuno ha disegnata sul volto.
Lei vorrebbe dare un’occhiata a quel mucchio di intimo a 2 euro al pezzo…ma figuriamoci…ci manca solo di fermarsi anche per le mutande…via via…si dirige alla bancarella del pollivendolo… (e questa è l’ultima volta che me lo porto dietro!).
Oltre al pollo il marito suggerisce di prendere del prosciutto… ma non quello disossato…quello là, quello dev’essere più buono…no questo, quello…. Finalmente quando arriva lo scontrino e pagano, lui borbotta ancora: ”Meno male che si viene al mercato per risparmiare!...” E a Giovanna le viene quasi di farsi il segno della croce appena sale in macchina.
“Com’era il pollo?” Le domando divertita “Per me andava bene, ma lui ha detto che era crudo”
“Quando gli ho chiesto se la pesca che stava mangiando gli piaceva…nel rispondermi gli è andata per traverso…-e qui Giovanna scoppia a ridere-e tossendo ha mandato a fanculo Mustafa!”
sabato 25 agosto 2012
baccalà al vento
Baccalà al vento
Non a tutti il vento piace.
Dalia ama camminare nel vento estivo per campi assolati, incantarsi a guardare quell'affascinate ondeggio dell'erba e percepire sprigionati profumi...ma se questo è quasi un dipinto romantico di un impressionista, Dalia non riesce a frenare una risata ripensando al racconto pittoresco di un suo conoscente in cui protagonista assoluto era stato proprio il vento.
Da luglio a settembre nei paesini della zona si fa a gara per organizzare feste con orchescrine e cantanti, balli più o meno...lisci, fuochi d'artificio più o meno spettacolari, sagre e mangiate all'aperto: grigliate di pesce, di carne, agnolotti e bolliti misti, stufato d'asino e perché no?! Baccalà.
Quella volta, nel racconto in stretto dialetto, nuvoloni davano il preavviso di imminente pioggia e gli organizzatori cominciavano a fare scongiuri quando una leggera brezza cominciò a pulire il cielo. Una brezza che tutti accettavano benevolmente in quanto il caldo afoso dei giorni precedenti veniva spinto lontano. La musica, l'allegria, il profumo del baccalà...tutto a posto, si poteva dare il via alle danze...
Gruppetti schiamazzanti di amici, famiglie con pargoli in passeggiono, anziani del posto, il vecchio parroco con la tonaca, qualche cittadina ingioiellata che si lascia coinvolgere dalla sagra paesana e si concede di mescolarsi alla plebe, c'erano tutti. Ma è proprio poco dopo l'inizio della distribuzione del rinomato baccalà con polenta in leggeri piattini di carta e vinello bianco del luogo rigorosamente versato in bicchieri di plastica che folate violente imperversano sulla festa, quasi che il vento invidioso di tanta allegria si ribellasse e volesse rovinare tutto quanto (o forse qualche losca trama del paese più vicino che voleva la folla alla sua festa patronale?!?).
Ah, essere lì presente e scattare qualche foto! Dalia avrebbe immortalato l'attimo in cui al parroco sfuggiva di mano il calice...ops il bicchiere il cui contenuto finiva sulla testa di un signore pelato seduto poco in là. Oppure avrebbe fermato per sempre l'espressione schifata della cittadina ingioiellata mentre il vento le rovesciava il piatto facendo scivolare baccalà nella scollatura.
Tra pesci in faccia e vini per traverso, la gente s'era sparpagliata al riparo, l'orchestrina aveva dovuto smettere di suonare perché l'impalcatura ondeggiava paurosamente, tavolini e sedie venivano trascinati a destra e a manca, insomma era finito tutto spazzato via dal vento e se tutti sanno che il baccalà è il veloce pesce del Baltico, quella volta si può proprio dire che invece di nuotare, il baccalà volava.
Dalia ha sentito dire che la pro loco non ha organizzato alcuna festa di fine agosto e soprattutto non si parla di baccalà con polenta...(sarà perché s'è scatenato un gran vento anche quast'anno?)
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