Marzo 2013
Le distrazioni di Dalia in cucina
Dunque...oggi potrei sfruttare quell'avanzo di risotto alla zucca e fare delle crocchette...sì.
Ecco il riso, un bel po' di grana gattuggiato, una manciata di prezzemolo tritato, uno spicchietto d'aglio schiacciato, l'uovo...suona il telefono:
la cognata. Venti minuti di conversazione.
Una grattata di pane secco...mescolo il tutto e via con le crocchette.
Mi conviene friggerle già, poi devo andare a fare la spesa e viene tardi...
Olio bollente e vai.
Cacchio! L'uovo! Già, è suonato il telefono proprio quando dovevo aggiungere l'uovo e alla fine non l'ho messo...ecco che si sfaldano tutte, si squagliano, si rompono...e ma io non butto via tutto...e no! Le scolo dall'olio, le metto in una terrina, aggiungo l'uovo dimenticato ben sbattuto e metto il tutto in una pirofila...accendo il forno ed ecco un bel tortino.
Lo assaggia, può andare...pensa di poterlo presentare al marito, l'apparenza è quella di una frittata ben dorata...
Ore 12.30: primo (per fortuna Dalia ha preparato la pasta e fagioli a regola d'arte).
secondo:...tortino misterioso.
"Che cos'è quella roba lì?!" domanda Socrate che si ostina a non mettere gli occhiali quando mangia e a Dalia questo atteggiamento di diffidenza sulle sue attività culinarie... dà molto fastidio al che improvvisa:
"I rosti."
"Davvero? hai fatto i rosti?" (Socrate ama molto questo piatto che però Dalia non fa mai)
"Sì...assaggia...non sono male..."
Socrate ne taglia una porzione e assapora: "Ma...non si sente il sapore della papata fritta..."
"Io li trovo buoni..."
"Non sono proprio come i rosti che faceva la mia mamma..."
"Ci credo...è riso! Di papate non c'è l'ombra...però l'aspetto è quasi quello...vero?"
Socrate ingurgita in silenzio...meno male che aveva fatto il bis di pasta e fagioli...
(A parte tutto, il tortino non era niente male).
Ridere fa bene al cuore... Il mio intento, con le "Cronache di Dalia" è quello di fare almeno...sorridere.
giovedì 4 aprile 2013
venerdì 22 febbraio 2013
Care amiche di Dalia, anche gatti, cani e company ci possono far meditare:
L’altra mattina tutto d’un tratto
mi trovo in casa il micio con un ratto:
stretto tra le fauci lo teneva
e come un gran trofeo me lo porgeva,
ma poi ogni tanto anche lo mollava
per giocar con lui oppure lo sfidava.
Il topo, grassoccio e a pelo grigio scuro
cercava di fuggire su pel muro:
io spero così che da casa se ne vada
e spalanco la finestra sulla strada.
Ma niente, cade per terra il povero topino
e lo riprende il gatto repentino.
Corre il felino con la bestiolina
mentre lo inseguo con scopa di saggina,
si rintana perciò nell’angolo più angusto
e si rimette a giocare assai di gusto:
lo stuzzica, lo spinge con zampetta
finché l’infelice fugge in cameretta.
In quella giunge il cane
preso da gran rumore
che come segugio segue impavido l’odore.
E mentre il gatto cerca il topo sotto il letto,
il cane afferra il ratto stretto stretto
esce di casa e se ne va in giardino
chi sa che fine ha fatto il topolino!
Ora mi viene qui da meditare:
se tra le mani ti trovi un’occasione…
non indugiare: vai alla conclusione!
venerdì 8 febbraio 2013
Coriandoli di ricordi
Alle cinque è già in piedi...Dalia, nonostante le cautele, ha svegliato il marito che mugugna:
"Ma è notte..."
Si veste velocemente e decide di preparare i tortelli per sabato grasso.
Uovo, zucchero, latte...la mente intanto vaga a ritroso inciampando nel costume di Minny,
trascinandosi dietro un gonnellino da hawaiana e due ali di farfalla...
Sbatte il tutto aggiungendo la farina e un sacchetto di coriandoli...quanti coriandoli...(ti ricordi Ortensia? Quell'anno li hai trovati fino a Pasqua)...incorpora il lievito infilando quei piedi di gomma da uomo delle caverne...e poi l'uvetta passa duellando con Zorro e D'Artagnan...versa un bicchierino di rum mentre dame e cavalieri ballano un minuetto.
Accende il gas sotto la pentola con abbondante olio e inganna l'attesa rivivendo l'ultimo carnevale
con il Doge e consorte nei loro sfarzosi costumi mentre un famelico lupo rincorre l'Uccello Padulo...l'olio è al punto giusto e Dalia inizia a far scivolare cucchiaini di crema che vengono a galla insieme a balli, giochi e risate...
Eccoli i suoi tortelli, un po' alla volta ne ha fritti un bel piatto e non aspetta siano freddi, ne assaggia subito uno intingendolo nel miele...e in quel barattolo di ricordi: "Ottimo!"
Alle cinque è già in piedi...Dalia, nonostante le cautele, ha svegliato il marito che mugugna:
"Ma è notte..."
Si veste velocemente e decide di preparare i tortelli per sabato grasso.
Uovo, zucchero, latte...la mente intanto vaga a ritroso inciampando nel costume di Minny,
trascinandosi dietro un gonnellino da hawaiana e due ali di farfalla...
Sbatte il tutto aggiungendo la farina e un sacchetto di coriandoli...quanti coriandoli...(ti ricordi Ortensia? Quell'anno li hai trovati fino a Pasqua)...incorpora il lievito infilando quei piedi di gomma da uomo delle caverne...e poi l'uvetta passa duellando con Zorro e D'Artagnan...versa un bicchierino di rum mentre dame e cavalieri ballano un minuetto.
Accende il gas sotto la pentola con abbondante olio e inganna l'attesa rivivendo l'ultimo carnevale
con il Doge e consorte nei loro sfarzosi costumi mentre un famelico lupo rincorre l'Uccello Padulo...l'olio è al punto giusto e Dalia inizia a far scivolare cucchiaini di crema che vengono a galla insieme a balli, giochi e risate...
Eccoli i suoi tortelli, un po' alla volta ne ha fritti un bel piatto e non aspetta siano freddi, ne assaggia subito uno intingendolo nel miele...e in quel barattolo di ricordi: "Ottimo!"
sabato 5 gennaio 2013
...All'Epifania, il regalo più bello che ci sia...
Dalia si guarda allo specchio e pensa che con quattro stracci e un fazzoletto in testa potrebbe vestirsi
da Befana e fare concorrenza a quella vera che proprio questa notte sorvolerà paesi e città.
Ma Dalia mettendosi a scrivere s'è accorta di aver dimenticato di dare un annuncio che aveva fissato per la notte di Natale...un annuncio importante, ufficiale (anche se ormai è noto a tutti).
Però, pensa che tutto sommato, i Re Magi portano i doni all'Epifania...e quindi il dono più bello che Dalia ha ricevuto da Wanda e Dante lo condivide con voi questa notte.
Una nipotina.
Quanta tenerezza sprigiona questa parola...ni po ti na. Dalia la scrive lentamente, quasi avesse paura di svegliarla.
Sarà ancora capace Dalia di tenerla tra le braccia?
Saprà inventare favole per lei?
Si ricorderà della ninna nanna che cantava ai suoi bambini?
C'è ancora tempo...la cicogna arriverà in Aprile e Dalia avrà tutto il tempo per prepararsi a diventare
nonna.
mercoledì 19 dicembre 2012
Lo so, direte che sono un po' nostalgica...ma chi non lo è in questo periodo?
Forse per questa ragione tanti prendono distacco da questa festa...
Non voglio addentrarmi troppo perché finirei col commuovermi e quindi mi limito
solo a trascrivervi questa dolcissima poesia che nel Natale 2003 mia sorella mi spediva
in risposta alla mia "Mattina di brina":
Appesa a un sottile filo d'argento
m'è giunta l'attesa missiva
e mi ha riversato in grembo
cascate di trine
e merletti di brina,
il fischio solingo d'un merlo,
un tonfo sordo
di neve
e infine, lieve,
da ultimo un dono:
un sopito ricordo...
Natale d'un tempo lontano:
incantato risveglio
nella dimora del nonno.
Fiori di ghiaccio
ai vetri delle finestre
stupiscono gli occhi
ancora offuscati dal sonno.
E dalla stanza accanto,
un canto
in falsetto:
"...e la chiara stella..."
annuncia la festa
più cara, più bella.
Poi fuori,
nell'algido giorno invernale:
i rami neri dei gelsi,
ornati di stille di gelo,
ricamano il grigio del cielo.
Tre passeri arruffati
sul selciato ghiacciato
intenti a cercare il becchime...
e noi, traballanti
nelle nostre scarpe cittadine,
avanziamo tremanti
tenendoci strette
per mano.
Lontano
un flebile coro di voci osannanti,
un filo d'organo
che il vento rabbioso
a tratti disperde...
Ma ecco
aperta la porta del tempio,
il freddo svanisce,
dissolve
e calda ci avvolge
la luce radiosa dei ceri,
la voce festosa dei cori,
il suono possente
dell'organo antico...
e noi c'inoltriamo
estasiate
dappresso al presepe
Forse per questa ragione tanti prendono distacco da questa festa...
Non voglio addentrarmi troppo perché finirei col commuovermi e quindi mi limito
solo a trascrivervi questa dolcissima poesia che nel Natale 2003 mia sorella mi spediva
in risposta alla mia "Mattina di brina":
Appesa a un sottile filo d'argento
m'è giunta l'attesa missiva
e mi ha riversato in grembo
cascate di trine
e merletti di brina,
il fischio solingo d'un merlo,
un tonfo sordo
di neve
e infine, lieve,
da ultimo un dono:
un sopito ricordo...
Natale d'un tempo lontano:
incantato risveglio
nella dimora del nonno.
Fiori di ghiaccio
ai vetri delle finestre
stupiscono gli occhi
ancora offuscati dal sonno.
E dalla stanza accanto,
un canto
in falsetto:
"...e la chiara stella..."
annuncia la festa
più cara, più bella.
Poi fuori,
nell'algido giorno invernale:
i rami neri dei gelsi,
ornati di stille di gelo,
ricamano il grigio del cielo.
Tre passeri arruffati
sul selciato ghiacciato
intenti a cercare il becchime...
e noi, traballanti
nelle nostre scarpe cittadine,
avanziamo tremanti
tenendoci strette
per mano.
Lontano
un flebile coro di voci osannanti,
un filo d'organo
che il vento rabbioso
a tratti disperde...
Ma ecco
aperta la porta del tempio,
il freddo svanisce,
dissolve
e calda ci avvolge
la luce radiosa dei ceri,
la voce festosa dei cori,
il suono possente
dell'organo antico...
e noi c'inoltriamo
estasiate
dappresso al presepe
con le statuine di gesso,
con gli angeli in volo,
col bue, l'asinello...
già certe nel cuore
che mai lo potremo scordare
Natale più freddo
e più bello.
Questo Natale m'ha portato un dolcissimo dono che tengo stretto ed ho quasi paura a svelare.
Ve ne farò partecipi la Notte Santa.
lunedì 17 dicembre 2012
Dalia scrive a Ortensia
Carissima Ortensia,
cugina erediatata, quasi gemella...mi hai detto che ti prenderai qualche giorno di vacanza per Natale e mi piacerebbe tanto, salvo tormente, bufere e via dicendo, fare quattro passi con te e chiacchierare
un po'.
Nei giorni scorsi, mentre toglievo ragnatele e appendevo pigne a nastrini rossi, mentre pulivo vetri e legavo le mie gocce di vecchi lampadari a fili azzurri...pensavo al Natale di quando ero bambina e poiché tu mi vieni a ruota (ci separano un anno e un giorno), immagino che i miei ricordi siano simili ai tuoi.
Tanto per cominciare, io scrivevo la mia letterina di Natale a Gesù Bambino: a Milano, negli anni 50
il buon Babbo Natale non era ancora arrivato nei cieli italiani.
E pensa un po', mi ricordo persino una canzoncina che faceva più o meno così; "Ti prometto d'esser buona, alla scuola diligente, sempre docile e ubbidiente, con la mamma e col papà..." (adesso mi sfugge se questa poesiola era per Gesù Bambino o per la Befana...ma poco importa, solo che non ti sembra ci siano parole che oggi come oggi non vengano quasi più pronunciate? Diligente...docile...).
E l'albero? Nei miei ricordi di bambina, c'è un albero in particolare: altissimo, dal mio punto di vista,
scintillante di fragilissimi gingilli, tutti applicati con pinzette ai rami dell'abete illuminato da tante candeline di cera, accese una ad una dal mio papà...(adesso ci prenderebbero per pazzi incendiari se facessimo una cosa del genere? Ma vuoi mettere il fascino delle fiammelle che tremavano specchiandosi nei papagallini variopinti, nelle sfere di vetro soffiato...vuoi mettere quel profumo d'abete che restava nelle nostre case miscelato all'aroma del mandarino?)
E il presepe? Anche per il presepe ne ho uno in particolare che tengo gelosamente fra i miei ricordi:
quell'anno il mio papà volle stupirci: costruì un presepio che vennero a vedere tutti gli amici e vicini di casa. Aveva disegnato e dipinto uno sfondo adatto all'epoca, il paesaggio si espandeva per
un metro e mezzo di altezza con rocce, ruscelli, casupole. Sfruttando un vecchio giradischi, aveva creato una sorta di passerella di pastori e pecorelle che lentamente sfilavano apparendo e sparendo dal buio di una grotta...e mi ricordo che quell'anno, a mezzanotte, tutti riuniti davanti al presepe, nella penombra sfumata da luci rossastre e azzurrine, cantammo "Stille nacht..." accompagnati dall'armonica che mio padre sapeva suonare.Sarà che i ricordi sono sempre velati da un po' di nostalgia, sarà perché quando si è bambini tutto ci appare magico, sarà...ma ora mi sembra tutto finto, e vorrei invece dare un tocco di magia anche al mio presepe striminzito che ho fatto anche quest'anno, tutti gli anni sempre più piccolo...
Cara Ortensia, quasi gemella...per età e per avvenimenti della vita che ci legano fatalmente, in questa mattina grigissima, ti mando questa "letterina" augurandoti un Natale dolce come un marron glacé (so che ti piacciono tanto) e sereno come un profondo cielo azzurro.
Affettuosamente,
Dalia
domenica 11 novembre 2012
I ricordi che fanno bene
11 novembre 2012
Ci sono giorni come questo in cui ti senti proprio in novembre... quel novembre che, per la ricorrenza dei Morti…è un mese vestito di grigio. (Ma ci saranno ancora giornate limpide e con cieli così azzurri da volercisi tuffare...).
Oggi piove, il cielo è di quel bianco sporco insignificante. Se ti avventuri per sentieri, gli stivali affondano nel fango e anche se ti ripari sotto l’ombrello, l’aria umida ti bagna il viso.
Quando arrivi a una certa età…ogni mese ti ricorda la perdita di qualcuno…oh, Santo Dio…meno male che questo dovrebbe essere un blog che fa sorridere…starete pensando, lo so, ma mica si può
ridere sempre…ogni tanto ci si lascia avvolgere dalla malinconia e ce ne stiamo così, con le nostre tristezze, i nostri rimpianti e ci crogioliamo magari con una musica struggente di sottofondo.
Era novembre quando se ne volò via mia madre.
E per quanto siano passati già cinque anni sento ancora la sua lacrima che bagna la mia guancia abbracciandola per l’ultima volta.
…Ma chi se ne va per sempre ci lascia tutta la sua vita in ricordo e io ho la fortuna di rammentare
mille aneddoti riguardanti mia madre che mi fanno sorridere se non addirittura ridere a crepapelle.
Oggi, vi trascrivo una sua massima (dal 1994 al 2007 la mia mamma tenne una sorta di diario che conservo gelosamente):
NON DATE ANNI ALLA VITA, MA VITA AGLI ANNI
(Con questa frase si riferiva agli anni di vita in più che la medicina dà ai vecchi…ma sono anni che i vecchi non possono vivere nel vero senso della parola).
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